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Calatia
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mwdgCalatia o mwdwGalazia (come era solitamente indicata nell'mweaalto medioevo) era un'antica mweqcittà etrusca, poi mwegsannitica ed infine mwewromana, che sorgeva lungo il tracciato della mwfaVia Appia, nel territorio dell'odierno mwfqcomune di mwfgMaddaloni, grossomodo presso il confine con quello di mwfwSan Nicola la Strada (ambedue in mwgaprovincia di Caserta)

Contents

Storia
Note

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I documenti storici

La città ci è nota perché venne menzionata dai cronisti romani durante le mwhaguerre sannitiche.

mwhgStrabone difatti nomina due volte Calatia (libri V e VI), ponendola sempre sulla Via Appia assieme a mwhwCaudium, mwiaCapua (odierna mwiqSanta Maria Capua Vetere), mwigCasilinum (la mwiwCapua moderna) e mwjaBenevento.

Allo stesso modo, Appiano Alessandrino III (II secolo d.C.) pone Capua tra i due centri di Calatia e Casilino.

mwkaTito Livio, poi, nomina Calatia per la prima volta a proposito della mwkqseconda guerra sannitica (327-321, 316-304).

Storia

Calatia sorse probabilmente nell'mwlaEtà del ferro, come lasciano supporre gli scavi archeologici, e doveva essere un semplice luogo fortificato protetto da palizzata e fossato con capanne molto semplici che dovevano sorgere su un tracciato di una via di comunicazione già praticata prima della costruzione della via Appia.

L'etimologia mwlgcal, infatti, lascia supporre proprio un luogo fortificato, mentre resti delle necropoli, che risalgono all'mwlwVIII secolo a.C., mostrano che vi doveva essere un potere centrale probabilmente tenuto da un capo del villaggio. Le tombe sono a fossa, ricoperte di ciottoli e il cadavere quasi sempre supino.

L'esistenza di una via di comunicazione è suggerita proprio dall'archeologia e dal rinvenimento di vasi e testimonianze etrusche. Il che lascia credere che il villaggio progredisse economicamente e avesse relazioni con l'mwmqEtruria ma anche con le colonie greche come quella di mwmgCuma.

Nel mwnaV secolo a.C. i mwnqSanniti conquistarono tutta la mwngmwnwCampania Felix e si sostituirono agli Etruschi mentre la città continuò la sua ascesa.

Nel 321 a.C. i consoli mwoqSpurio Postumio Albino Caudino e mwogTiberio Veturio Calvino vi tennero gli accampamenti durante la seconda guerra sannitica, ma dovettero poi affrontare la sconfitta delle mwowForche Caudinecite-ref-1[1]. Tuttavia nel 309 a.C. il console mwqaGaio Giunio Bubulco Bruto la conquistò.

La città crebbe di importanza tanto che mwqgAulo Atilio Calatino diventò console dal 258 al 254 a.C. e dittatore nel 254 a.C.

Tuttavia dopo il mwradisastro di Canne nel 215 a.C. si alleò insieme a Capua e Atella con mwrqAnnibale, che vi pose un presidiocite-ref-2[2].

Nel 211 a.C. alla caduta di mwswAnnibale Roma la riconquistò e la punì trasformandola in una "civitas sine suffragio" e la città venne dichiarata "ager publicus". I capi della rivolta vennero esiliati e giustiziati. Da questo momento cominciò il suo declino. Sappiamo che nel mwta210 a.C., poiché gli abitanti di mwtqNuceria e mwtgAcerra, si lamentavano di non sapere dove andare a vivere, in quanto Acerra era stata in parte incendiata e Nuceria completamente distrutta, essi furono inviati dal mwtwproconsole mwuaFulvio Flacco al mwuqSenato di mwugRoma a fare le loro rimostranze. Ai primi, gli Acerrani, venne concesso di ricostruire gli edifici incendiati; ai Nucerini si permise loro di trasferirsi ad mwuwAtella, mentre agli Atellani fu imposto di spostarsi a mwvaCalatia.cite-ref-3[3]

Solo nel 59 a.C. mwwgGiulio Cesare la trasformò in una colonia di veterani a cui donò i terreni circostanti.

Nell'epoca imperiale venne iscritta insieme a mwxaCapua, mwxqAtella e mwxgAcerra nella "Tribus Falerna" avendo acquisito nuovamente i diritti civili.

La città riacquistò una certa importanza come sede episcopale ma venne sistematicamente saccheggiata dai mwyaSaraceni fino ad essere distrutta definitivamente nell'880 d.C.

I cittadini si rifugiarono in buona parte nelle alture di Maddaloni, mentre il vescovo e il clero si spostò a mwygCasertavecchia.

Numismatica

È un errore diffuso in varie ricostruzioni storiche presenti nei siti istituzionali del Comune di Maddaloni o in altri contesti (sembra tutte riconducibili ad un'unica fonte) far risalire la monetazione di Calatia al V secolo a.C. e che vi fosse produzione anche di monete in oro. Tale ricostruzione non pare poggiare su alcuna fonte, quindi da ritenersi inattendibile rispetto a quelli che sono gli studi numismatici sulla monetazione calatina. Basta consultare uno qualsiasi tra i testi di numismatica antica che trattano appunto l'argomento della monetazione di Calatia (il Rutter, Sambon, etc. e più recentemente Renata Cantilena e Alberto Campana), per constatare che Calatia batté propria moneta nel periodo di Annibale, e quindi 216-211 a.C., non prima e mai più successivamente. Inoltre è conosciuta solo monetazione in bronzo. Non vi è alcun riscontro storico o letterario che Calatia avesse battuto monete in oro. Tra l'altro Calatia non aveva neanche una zecca, ma le sue monete venivano coniate presumibilmente in una zecca comune a tutte le città insorte che, alla luce delle ultime acquisizioni, si tende ad escludere fosse localizzata a Capua.

I tipi di monete di Calatia conosciute, tutti databili tra il 216 e il 211 a.C. sono i seguenti:

• Quatrunx: AE 19.38-23.27mwaa g. Recto: testa di Giove / Verso: quadriga condotta dalla Vittoria, Giove che scaglia un fulminecite-ref-4[4]
• Biunx: AE 12.30-13.65mwbg g. Recto: testa di Giove / Verso: quadriga con giove che scaglia un fulminecite-ref-5[5]
• Biunx: AE 8.93-13.20mwda g. Recto: testa di Giove 2 stelle / Verso: biga con Diana 2 stellecite-ref-6[6]
• Uncia: AE 6.80mweg g. Recto: testa di Giove / Verso: cavallo al galoppocite-ref-7[7]
• Uncia: AE 5.12mwga g. Recto: testa di Giove / Verso: Vittoria incoronata con un trofeocite-ref-8[8]
• Semuncia: AE 3.75mwhg g. Recto: testa di Giove / Verso: punta di tridentecite-ref-9[9]

Resti archeologici

Le dimensioni della città dovevano essere di circa 16 mwjqettari, quindi non di grandi dimensioni, ed infatti gli stessi antichi la definirono mwjgparvis Calatia muris ("Calatia dalle piccole mura")cite-ref-10[10].

Il decumanus maximus

La città sorgeva sull'attuale strada che collega mwlqSan Nicola la Strada a mwlgMaddaloni, che riprende il tracciato della mwlwVia Appia antica. Ci si accorge, ad un certo punto, che la strada curva bruscamente lì dove ci sono i frammenti di mura detti mwmail torrione, ai confini col comune di mwmqSan Nicola la Strada. La strada corre poi diritta per circa 500 metri e quindi ricurva di nuovo bruscamente all'altezza di una cappellina denominata "Villa Galazia", diventando un rettilineo che va diritto fino a Maddaloni.

Nel sito archeologico della città di Calatia si conservano pochi resti e per la maggior parte sotto il piano di calpestio: si tratta di alcune fondamenta di case e alcune pavimentazioni di cortili e abitazioni, per la maggior parte costituite di lastre di pietre e argilla battuta, nonché un tratto di mura lungo circa 34 metri che un tempo cingeva tutta la città.

Cinta muraria

I resti di mura sono ciò che rimane dell'antica cinta muraria posta a nord-ovest verso Capua su quello che doveva essere il decumanus maximus.

Le mura hanno una parte di età sannitica formata da grossi blocchi di pietra tufacea in mwpgopera quadrata e una parte di età sillana in opus quasi reticulatum all'esterno e mwqaopera incerta all'interno.

Necropoli

Due necropoli dell'VIII secolo a.C. erano situate lungo la via di comunicazione ovest-est, che divenne poi la Via Appia. Le necropoli inquadrano il centro antico della città, la prima è sita a sud ovest, mentre l'altra a nord est. Entrambe le necropoli denotano un'occupazione fino all’mwqwetà tardoantica, anche se le sepolture datanti dell'mwraetà arcaica e mwrqclassica sono rare.

Numerose sono le tombe ritrovate in questo luogo, infatti la città di Calatia si caratterizzò per il fatto di essere costituita da un popolo inumatore che praticava però anche l'incinerazione. Le tombe più antiche si datano all'ultimo quarto dell'VIII secolo a.C.; la sepoltura era molto semplice, composta da una fossa terragna con una copertura a ciottoli di pietra calcare. A partire dal mwrwVII secolo a.C. la sepoltura è invece a fossa semplice con copertura a tegole, mentre solo al mwsaIV secolo a.C. risalgono le sepolture a cassa di tufo. Da queste tombe sono venuti alla luce moltissimi oggetti che i Calatini usavano porre accanto al defunto per il viaggio nell'mwsqaldilà. Oggi tutti questi oggetti risultano materiale preziosissimo per poter conoscere i loro usi, costumi, tradizioni. Gli oggetti rinvenuti sono di vario genere: fibule, ampolle per unguenti, spade, pugnali, lance, brocche e bicchieri, vasi, monete, lucerne.

La diocesi di Calatia

Calatia era antica sede vescovile, spostata poi a mwtqCasertavecchia in seguito alle invasioni barbariche. La leggenda vuole che primo vescovo e fondatore della diocesi sia stato mwtgSant'Augusto.

Alcune chiese vengono costruite su vecchi templi e sembra che la chiesa più importante, dedicata a San Giacomo, sia stata la cattedrale della città. Su quest'ultima chiesa, tuttavia, c'è da dire che si nutrono tantissimi dubbi in quanto non viene menzionata nella Bolla di Senne del 1113 che istituiva la diocesi casertana per il vescovo mwuqRainulfo, mentre si trova traccia nel Privilegio di Alessandro III del 1178 e si pensa derivi da un culto a San Giacomo introdotto nella diocesi da Roberto di Lauro Sanseverinocite-ref-11[11]. L'unica chiesa menzionata sicuramente presente è Santa Maria di Calatia.

A dare forza all'ipotesi dell'importanza di Santa Maria di Calatia è una frase nella Bolla di Senne in cui si aggiunge su questa chiesa:

«

in qua dominus Rainulfus Dei provisu Casertanus episcopus preesse videtur

»

che è una formula che ricorda le chiese cattedrali. Poiché si è sempre ritenuto che la Bolla di Senne confermasse una diocesi già esistente, non è da rigettare l'ipotesi che Santa Maria avesse un ruolo preminente sulle altre chiesecite-ref-12[12].

Molto probabilmente la chiesa casertana dovette incentivare la rinascita della città di Calatia in quanto i conti di Caserta e i vescovi concessero notevoli privilegi agli abitanti della zona allo stesso modo dei mwxwmilites di Maddaloni. Ciò dovette portare dei frutti perché nel privilegio del 1178 di Alessandro III si registra una nuova chiesa dedicata a San Giacomocite-ref-13[13].

Tale chiesa dovette resistere a lungo perché si registra il toponimo di "San Giacomo delle Galazze" accanto a quello de "I torrioni" per diverso tempo forse perché dovette entrare nell'orbita dell'mwzqOrdine dei Cavalieri di Maltacite-ref-14[14].

Le due Calatia

Gli storici del passato hanno spesso confuso la mw1aCalatia della via Appia con la mw1qCaiatia di oltre Volturno, situata presso l'odierna mw1gCaiazzo.

Tale errore era stato generato soprattutto dal Cluviero, che faceva fare addirittura un lungo giro alla via Appia per passare da Caiazzo.

Già mw2qCamillo Pellegrino intuiva l'errore topografico del Cluviero e ne segnalava l'incoerenza nella lettura delle fonti e il mancato riscontro dei luoghi, per cui egli riaffermava l'esistenza di due centri diversi e, a partire dalla testimonianza della mw2gTavola Peutingeriana, proponeva la corretta ubicazione di Calatia a sud del Volturnocite-ref-15[15].

La dualità dei centri è evidente riferendosi alla detta Tavola Peutingeriana. Al mw4aSegmentum Vcite-ref-16[16], è possibile verificare come mw5qCalatia sia riportata sulla strada Appia che collega Capua a Benevento passando per "mw5gad novas vicus" (l'odierna Santa Maria a Vico) e mw5wCaudio (Montesarchio), mentre mw6aGahatie, l'odierna Caiazzo, è posta più a oriente, oltre il fiume Volturno, non distante dal ponte nei pressi di "mw6qCastra (H)An(n)iba(lis)", il cosiddetto Ponte di Annibale situato fra Pontelatone, Capua e Triflisco.

Fu Theodor Mommsen a definire chiaramente la distinzione e a recepire gli studi locali tra cui quelli di mw6wFrancesco Danielecite-ref-17[17] che chiaramente individuava due città diversecite-ref-18[18].

Note

cite-note-11. mw-gmw-wTito Livio, mw-amw-qAb Urbe condita libri, IX, 1.
cite-note-22. Tito Livio, 226, V
cite-note-33. mwaqqmwaquLivio,mwaqy XXVII, 3.6-7.
cite-note-44. mwaqomwaqsRutter,mwaqw p. 470.
cite-note-55. mwaramwareRutter,mwari p. 471.
cite-note-66. mwarymwarcRutter,mwarg p. 472.
cite-note-77. mwarwmwar0Rutter,mwar4 p. 473.
cite-note-88. mwasimwasmRutter,mwasq p. 474.
cite-note-99. mwasgmwaskRutter,mwaso p. 475.
cite-note-1010. mwas4mwas8Guadagno,mwata p. 26.
cite-note-1111. mwatqmwatuGuadagno,mwaty p. 31.
cite-note-1212. mwatomwatsGuadagno,mwatw p. 36.
cite-note-1313. L'intera bolla è riportata da Tescione. G.Tescione, Il privilegio del 1178 di Alessandro III per la Chiesa Casertana, in Studi in onore di Mons.Luigi Diligenza, Aversa 1989, pp.247-256
cite-note-1414. mwaummwauqGuadagno,mwauu p. 37.
cite-note-1515. C.Pellegrino, Apparato alle antichità di Capua o vero discorsi della Campania Felice, Napoli 1651
cite-note-1616. mwauwWeber Martin, mwau0mwau4Tabula V (mwau8mwavaJPG), su mwavetabula-peutingeriana.de, Weber Martin, 9-2-2015. mwaviURL consultato il 9-2-2015.
cite-note-1717. F.Daniele, Le Forche Caudine, Napoli 1778
cite-note-1818. T.Mommsen, Corpus Iscriptionum Latinarum, X, pp.369, 444

Bibliografia

Per la sezione storica:

• citereflaforgiaLaforgia E. (a cura di), Il Museo Archeologico di Calatia, Napoli, 2003.
• citerefguadagnoGiuseppe Guadagno, Caserta, Calatia e Sant'Augusto, collana Quaderni della Biblioteca del Seminario di Caserta, Caserta, 1995.

Per la sezione numismatica:

• citerefrutterN. K. Rutter, Historia Nummorum - Italy, Londra, British Museum Press, 2001, ISBN 071411801X.
• Arthur Sambon, mwawiLes monnaies antiques de l'Italie, Parigi, 1903 (Ristampa Forni, Bologna, 1967, ISBN 978-8827101070).
• Paul Astrom, mwawuThe coins of Calatia, in: mwawyStudia Romana in Honorem Petri Krarup. Septuagenarii, Odense, 1976.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• mwaxeMuseo Archeologico di Calatia mwaxiArchiviato il 12 gennaio 2018 in Internet Archive..
• N. Valenza, mwaxuCalatia - Enciclopedia dell'Arte Antica, 1973.